“21° pi@no”

Salire con te
al 21° piano
è stato un attimo
e fiato sospeso
e vertigini
e desiderio
una stanza
buia
accesa
su pareti
dal panorama provocante
e tu

TU
un vero schianto…
… e io
e il mio filo spinato
e il muro
di quel bellissimo gioco
che dura poco
e che non vorrei smettere
di sentire.
(“21° piano”, E.A.)

ph: Brooke Shadenbrooke-shaden-weightless-photography-02-the-wicked-dreamers

Who

“Ma tu chi sei che avanzando nel buio della notte inciampi nei miei più segreti pensieri?”
(W. Shakespeare, “Romeo e Giulietta”)

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(Talantbek Chekirov)

“Potremmo ricamarci addosso”

15826351_1816480051974121_5104293766940321237_nSobborgo di Londra
longitudine zero
laggiù sul fondo, in fondo
mi scopri
mentre calci
fondi di bottiglia prosciugati,
riflessi taglienti
di dettagli scottanti.
E spargiamo frattaglie,
briciole, rimasugli sbiaditi
di balli sballati.
Ci ascoltiamo
fino a sbadigliarci
gli sbagli,
fino a regalarci
spiragli che…
… ci saliresti su quell’arco
fino al 40° e passa
parallelo nord?
Potremmo
ricamarci addosso
l’abbraccio
e il bacio
di Klimt.

“Vigliacca”

Che vigliacca
lupa
dagli occhi dolci
più ti leggono
più mi rintano
vigliaccamente
mente nasconde cuore
occhi dolci
leccano il tuo odore
il tuo dolore
colore calore
sapore di ore
tacchettanti desiderio
di sfamare il sogno
già ucciso
ma audace
(non vuol morire
ammazzato!)
mentre tremo
tremo di paura
al pensiero
che sia rianimato
sopravviva
alla linguaccia
impietosa
di quel pizzico
che fulmineo nel cervello
sputa:
“Non stai sognando,
conigliesca lupa”.

“Femme”

Agli uomini che ci sopportano e ci supportano.
Alle donne, soprattutto a quelle che davvero infinitamente troppo devono sopportare per le atrocità del de-genere dis-umano.

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(foto di Raimondo Chessa)

“In una sera di gelo”

Quando morì mia madre, ero con lei.

Era in coma, ma non immaginavo che sarebbe morta proprio quel giorno e neppure credevo che sarebbe davvero morta. Quel pomeriggio, però, dissi alle infermiere di turno che sarei rimasta anche di notte. Sentivo di non dover andare via…

Se ne andò lei, di sera, senza darmi il disturbo di “dormire” su una sedia, senza darmi il disturbo fino all’ultimo, fino a quando l’arteria sul suo collo iniziò a pulsare stranamente. Mi misi a contare i battiti con la sua mano nella mia, l’altra sul collo… insieme fino all’ultimo respiro che, quando si interruppe, malgrado mi dicessi “è morta”, provai a raccontarmi che non era vero, che l’avrebbe ripreso quel benedetto respiro, mia madre!

Mia madre.

Morta.

Il mio ventre si contrasse così potentemente da non farmi riuscire a respirare, né a parlare, né a piangere. Se non fosse sopraggiunta in quel momento un’infermiera, forse, sarei morta anch’io. Mi abbracciò…e non so neppure il suo nome.


Quando muore una madre, niente, niente è più lo stesso.


(da “Il libro che non c’è”)

“Inegalite”

razzismo_02

” […] L’ambizione divorante, l’ardore di elevare la sua fortuna relativa, non tanto per vero bisogno, quanto per mettersi al di sopra degli altri, ispira a tutti gli uomini una tendenza nera a nuocersi a vicenda, una gelosia segreta tanto più pericolosa in quanto, per fare il suo colpo più sicuramente, prende spesso la maschera della benevolenza; in una parola, concorrenza e rivalità da una parte, opposizione d’interessi dall’altra, e sempre il desiderio nascosto di fare l’utile proprio a spese altrui; tutti questi mali sono il primo effetto della proprietà e il corteo inseparabile della diseguaglianza sorgente. […] I ricchi […] non pensarono che a soggiogare ed asservire il prossimo: simili a quei lupi affamati che, una volta gustata la carne umana, rifiutano ogni altro cibo, e non vogliono più che divorar uomini. […] “.
(J.J.Rousseau, dal “Discorso sull’origine e il fondamento della disuguaglianza tra gli uomini”)