“Inegalite”

razzismo_02

” […] L’ambizione divorante, l’ardore di elevare la sua fortuna relativa, non tanto per vero bisogno, quanto per mettersi al di sopra degli altri, ispira a tutti gli uomini una tendenza nera a nuocersi a vicenda, una gelosia segreta tanto più pericolosa in quanto, per fare il suo colpo più sicuramente, prende spesso la maschera della benevolenza; in una parola, concorrenza e rivalità da una parte, opposizione d’interessi dall’altra, e sempre il desiderio nascosto di fare l’utile proprio a spese altrui; tutti questi mali sono il primo effetto della proprietà e il corteo inseparabile della diseguaglianza sorgente. […] I ricchi […] non pensarono che a soggiogare ed asservire il prossimo: simili a quei lupi affamati che, una volta gustata la carne umana, rifiutano ogni altro cibo, e non vogliono più che divorar uomini. […] “.
(J.J.Rousseau, dal “Discorso sull’origine e il fondamento della disuguaglianza tra gli uomini”)

Chi non muore, si “rivede”…

Hamish Blakely - British Figurative painter - Flamenco Dancer - Tutt'Art@ (4)

Quadro di Hamish Blakely

Lei non c’è più.

Non che sia proprio morta, no, ma l’ho cancellata ovunque io abbia potuto. Ho accettato rimanesse qua e là solo una L.. Forse darò un dispiacere a qualcuno, chissà…ma non voglio sentirla nominare.

Vi chiederete il perché.

Qui posso rispondere che era troppo ingenua e troppo buona e troppo generosa,… insomma era troppo; era persino il troppo di troppo. Per me però “il troppo stroppia”, perciò chi non muore (e chi non vuol morire) si “rivede”.

Auguro buon Settembre,

a rivedervi

Emi(eelle)

“Capito??!”

C’era una volta un giovane principe che credeva in tutte le cose tranne chemagus-redesign-03 tre.

Non credeva nelle principesse, non credeva nelle isole, non credeva in Dio.

Il re suo padre gli diceva che queste cose non esistevano. Siccome nei domini paterni non vi erano né principesse né isole né alcun segno di Dio, il principe credeva al padre.

Ma un bel giorno il principe lasciò il palazzo reale e giunse al paese vicino. Quivi, con sua grande meraviglia, da ogni punto della costa vide delle isole e, su queste isole, strane e inquietanti creature cui non si arrischiò di dare un nome. Stava cercando un battello, quando lungo la spiaggia gli si avvicinò un uomo in abito da sera, di gran gala.

“Sono vere isole quelle?”, chiese il giovane principe.

“Certo, sono vere isole” rispose l’uomo in abito da sera.

“E quelle strane e inquietanti creature?”.

“Sono tutte genuine e autentiche principesse”.

“Ma allora anche Dio deve esistere!”, gridò il principe.

“Sono io Dio” rispose l’uomo in abito da sera con un inchino.

Il giovane principe tornò a casa al più presto.

“Eccoti dunque di ritorno” disse il re, suo padre.

“Ho visto le isole, ho visto le principesse, ho visto Dio” disse il principe in tono di rimprovero. Il re rimase impassibile.

“Non esistono né vere isole, né vere principesse, né un vero Dio”.

“Ma è ciò che ho visto!”.

“Dimmi com’era vestito Dio”.

“Dio era in abito da sera, di gala”.

“Portava le maniche della giacca rimboccate?”

Il principe ricordava che erano rimboccate. Il re rise.

“E’ la divisa del mago. Sei stato ingannato”.

A queste parole il principe tornò nel paese vicino e si recò alla stessa spiaggia dove s’imbatte di nuovo nell’uomo in abito da sera.

“Il re mio padre mi ha detto chi sei”, disse il principe indignato. “L’altra volta mi hai ingannato, ma non m’ingannerai ancora. Ora so che quelle non sono vere isole né vere principesse perché tu sei un mago”.

L’uomo della spiaggia sorrise. “Sei tu che t’inganni, ragazzo mio. Nel regno di tuo padre vi sono molte isole e molte principesse, ma tu sei sotto l’incantesimo di tuo padre e non le puoi vedere”. Il principe tornò a casa pensieroso. Quando vide il padre, lo fissò negli occhi.

“Padre, è vero che tu non sei un vero re, ma solo un mago?”.

Il re sorrise e si rimboccò le maniche. “Sì, figlio mio, sono solo un mago”.

“Allora l’uomo della spiaggia era Dio”.

“L’uomo della spiaggia era un altro mago”.

“Devo sapere la verità, la verità dietro la magia”.

“Non vi è alcuna verità dietro la magia” disse il re.

Il principe era in preda alla tristezza. Disse: “Mi ucciderò”.

Il re, per magia, fece comparire la morte. Dalla porta la morte fece un cenno al principe. Il principe rabbrividì. Ricordò le isole belle, ma irreali e le belle ma irreali principesse.

“Va bene”, disse, “riesco a sopportarlo”.

“Vedi, figlio mio”, disse il re, “adesso anche tu stai diventando un mago”.

(Da “The Magus” di John Fowels)

“Hungry”

La fame della mente, ti lascia addosso solo il vuoto; un vuoto pieno di sensazioni, bisogni, pensieri, emozioni da esprimere, dadamianoTaurino risolvere (che mordono dal di dentro e rodono e rosicchiano pezzi di fegato, polmoni, cuore, cervello).
La fame della mente taglia il respiro. S’aggroviglia in gola. Lascia buchi. Questo vuoto-pieno è un tarlo insaziabile che s’azzittisce per poco, troppo breve tempo.

(Nell’immagine: scultura di Damiano Taurino)